12-10-2012

"Ciudades gigantes, 
enormes cloacas
viajan torrentes hacia el mar
de un amor que huele mal

Como anunciàndole al cielo
nuestro destino
se ven las marcas de la muerte
por las ventanas del aviòn

El progreso fue un fracaso, 
fue un suicidio, 
la anciada prosperidad
el màs pesado vagòn"

Bersuit Vergarabat, "Madre hay una sola" (fragmento) 2005.

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"Què es el Bar Enrique?
Bueno, las ciudades son las hijas del miedo,
del miedo a la selva.

Ya en el trazado de la ciudad descubrìs 
la rectitud que tiene la ciudad
las calles, las esquinas, las manzanas.
Està todo construido para que un burro ciego camine por ellas.

El bar es: los ùltimos pantanos de la selva,
los ùltimos lugares donde existe el riesgo.
(...) es el lugar donde (...) va construyendo 
esa pequena vida que te deja respirar la ciudad,
donde tenès que conformarte con ver si tenès hijos
escribìs un libro ...

El bar es la ùltima oferta que queda de la eternidad
la ùltima oferta de la libertad
(...) 
yo creo que el bar es sobretodo,
no digo la selva, pero al menos, 
el bosque que le queda a la ciudad."

Dos Minutos, "Mosca de Bar" (introducciòn), 1995.

08-10-2012

Santiago olvidado: barrios

Amenazados por las inmobiliarias, una legislaciòn permisiva, en algunos casos procesos de gentrification y la ausencia de una planificaciòn estratègica a nivel metropolitano, que defienda, conserve, restaure y promueva el patrimonio urbano de la ciudad de Santiago, subsisten aùn varios barrios tradicionales intentando asegurar su sobrevivencia. 

a) Barrio Matta Sur

Vasta zona popular comprendida al Oriente por la Av. Vicuna Mackenna, al Norte por la Av. 10 de Julio, al Sur por el Zanjòn de la Aguada y al Poniente por la Ruta n°5 (Panamericana)

* Sitio Web: http://www.mattasur.cl/historia_mattasur.htm

b) Barrio Dieciocho

Antigua residencia de la elite santiaguina durante la segunda mitad del siglo XIX hasta la dècada de 1920, sus lìmites son la Av. Alameda Bernardo O'Higgins por el Norte, Av. Blanco Encalada por el Sur, la calle San Ignacio por el Oriente y la Av. Espana.

* Sitio Web: http://www.memoriachilena.cl/temas/index.asp?id_ut=elbarriodieciocho(1860-2008)

c) Barrio Viel

Tradicional barrio popular que encierra diversas tipologìas de vivienda obrera impulsada por el Estado de 1930 a 1960. Comprende la zona ubicada entre Av. Matta por el Norte, Av. Nuble por el Sur, la calle San Diego por el Oriente y la calle Viel por el Sur.

* http://www.barrioviel.cl/

d) Barrio Huemul

http://santiagoteconozco.wordpress.com/2011/06/28/barrio-huemul/

e) Barrio Yungay

http://www.elsitiodeyungay.cl/


04-10-2012

Santiago olvidado

por JcScG

Si bien he pasado largo tiempo utilizando el término "ciudades en las sombras" para referirme a aquellas entidades urbanas de menor tamaño que cumplen roles secundarios en los diferentes sistemas territoriales. Y que en funciòn de dicha posiciòn suelen ser pasadas por alto en los anàlisis académicos, especialmente en Amèrica Latina, donde se centran en los acelerados procesos de metropolizaciòn y de globalizaciòn de sus principales megalopolis.

... si bien, sigo creyendo en la necesidad de realizar investigaciòn urbana que ayude a desinvisibilizar este tipo de ciudades, y las problematicas que la pluralidad de territorios en las que se insertan implican. Reconozco la existencia de otros àmbitos donde la metàfora de las "ciudades en las sombras" pueden resultar de utilidad.

Caminando por Santiago de Chile, en estos ùltimo meses, he notado entre las fisuras de una ciudad que crece, muta, construye y se moderniza de modo casi obsesivo y escasamente planificado; otra que se resiste a morir. Una ciudad hecha de fragmentos, restos a medio derruir, residuos de otras èpocas, del olvido o de proyectos inacabados. Resabios que permanecen en silencio, esperando con resignaciòn que aparezca la luz transformadora del mercado inmobiliario a hacerlos desaparecer definitiviamente.


Calle Santo Domingo

Calle Padre Alonso de Ovalle


Calle Campo de Deportes

20-09-2012

Alcune riflessioni sul centro storico in America Latina

JcScG

In lingua spagnola la letteratura che tenta di riflettere sui centri storici è caratterizzata da una sorte di ambivalenza. 

Da un lato, c'è tutta una corrente che si occupa della conservazione, il recupero, la valorizzazione e il “managenment” dei centri storici, che si inquadra nelle problematiche e principi della programmazione europea, e che paradossalmente appare strana alla maggioranza della letteratura disponibile sul tema in castigliano.
Barcellona, cattedrale

Spesso nella bibliografia spagnola, il centro storico è visto come un oggetto fisico ben definito, che di solito fa riferimento alla parte antica delle città storiche, che esistevano già dai tempi dei romani (Barcellona, Tarragona o Toledo), dall'occupazione araba (Madrid, Granada o Avila), così come altre   di origine medievale (Santiago de Compostela, Oviedo o Bilbao).

Il "problema" di cosa fare con il centro storico sorge per la prima volta con i diversi progetti di modernizzazione che, ispirati (bene o male) alla "haussmanizzazione" di Parigi, si sono avviati, prima a Barcellona e poi nelle altre città spagnole (Madrid, Bilbao, Valencia o San Sebastian) attraverso la Ley de Ensanche de Poblaciones dal 1876. In questo momento, però, il centro storico non è visto solo come la zona della città dove si trovano i grandi monumenti e pezzi patrimoniali (la Alhambra o la Moschea di Còrdoba, le grandi catedrales, le torri e mura medievali e dei regi palazzi), ma soprattutto come un ostacolo alla modernizzazione della società, e pure come un luogo di mali sociali, malattie, vizi, criminalità e pericoli.

Dall'altro lato, invece, anche se l'interesse per il patrimonio edificato nelle città latinoamericane sia databile agli anni venti e trenta del Novecento, lo studio dei centri storici come "oggetto" d'interesse particolare emerge in America Latina soltanto verso gli ultimi anni Settanta, sotto l'ombrello dell'UNESCO. In certa misura, in risposta alla crisi e degradazione delle grandi città latinoamericane provocata dal fallimento e la decadenza dei modelli di sviluppo avviati dallo Stato dal secondo dopo guerra in poi.
Santiago del Cile, calle Lastarria
1875 ca.

Nel tardo Ottocento e il primo Novecento, in America Latina, le trasformazioni avviate in diverse città (Buenos Aires, Santiago o Caracas), non si misero né lontanamente il problema del patrimonio, abbattendo, man mano, quasi tutta la città storica costruendone una tutto nuova, più moderna. Negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo, questa tendenza modernizzatrice, pur consolidandosi, inizia a convivere con l'intere per la conservazione dei monumenti di valore storico.

Negli anni '70, là dove l'incuria del passo del tempo, gli interventi urbani e le politiche edilizie avevano messo a rischio il patrimonio storico di molte antiche città spagnole, nacque l'interesse per il recupero e tutela del centro. Questo interesse, presto si diffonde in altre città, arrivando persino in América Latina, dove prende una strada piuttosto particolare. Poiché il centro storico non fa più riferimento a città romane, arabi né medievali, ma a città le più vecchie di fondazione coloniali, risalendo dal Cinquecento fino all'Ottocento. Con l'eccezione di pochi esempi di città incas, aztecas o mayas che esistevano prima dall'arrivo degli europei: tra le quali Cusco, l´unico centro storico dove si evidenziano in modo chiaro le trace urbane della città inca. 
Concepciòn, Cile,
campanile dell'Università 1940 ca.

Questa perenne mancanza di chiarezza su cosa è storico o originale, fa si che di solito le riflessioni sul centro storico vanno affiancate dalla necessità di delimitare l'oggetto, ogni volta. Questa situazione diventa più complessa nella misura che alcune città offrono ogni volta meno traccie del loro passato coloniale, e il senso "storico" va attribuito ogni volta di più alle trace Ottocentesche e del primo Novecento. 

Il primo criterio comune per definire la nozione di cento storico in America Latina data dal 1977, durante il “Coloquio de Quito”, dove vanno definiti come "tutti quegli insediamenti umani vivi, fortemente condizionati da una struttura fisica rappresentativa dell'evoluzione di un popolo" (UNESCO 1977). Nel 1992, la “Carta de Veracruz”(*) definiva il centro storico come “un congiunto urbano di carattere irripetibili nel quale segnano le tracce i diversi momenti della vita di un popolo, formando la base sulla quale si consolidano i loro segni d'identità e la loro memoria sociale”. 
Valparaìso, patrimonio dell'umanità UNESCO

Negli anni Ottanta e i primi Novanta il tema del centro storico raggiunge una forte spinta in America Latina, mantenendosi, però, sussidiario dal pensiero europeo. Senza riuscire ad articolare un punto di vista originale, collegato alle loro proprie realtà, si limita alla definizione, categorizzazione e salvataggio del patrimonio costruito a rischio nelle parti più antiche delle città. Negli ultimi vent'anni il dibattito sul centro storico, continua fortemente legato alla dimensione fisica e di tutela patrimoniale. 

Nonostante ciò, nell'ultimo decennio emergono punti di vista che provano a chiedersi fino a che punto i centri storici, così come sono stati concepiti fino ad oggi, corrispondono a una semplice eredità materiale del passato, e fino a che punto, non siano pure una costruzione simbolica del presente.


 


Note:


* Chiamata formalmente: “Criterios para una política de actuación en los centros históricos de Iberoamérica”.  

19-08-2012

How to face the effects of economic change in cities in decline?

By Juan Carlos Santa Cruz Grau


In a context of restructuring of the global economic system, since decades cities has been assigned an essential role as the engine of economy and social change. This supposed function has been theorized in many different ways, for instance, by the urban regeneretion (Roberts & Sykes 2000), the redevelopment (Fox Gotham 2011) or the local development (Atkinson 2022). Whatever the form it takes, the growth tends to occur where local economies has been able to renew the economic base, after the de-localization and closure of industrial activities (Vicari Haddock 2004).

Many questions stay open. What happened in the backward areas? How to face the effects of economic change in cities in decline? Contexts that are articulated, in some way, in the “shadow” of the great economic processes taking place globally and that are perceived as a kind of “ballast” for the most vibrant and advances zones. For example, some ex- industrial and mining areas in Western Europe and the United States, or many ex-industrial cities in Eastern Europe.

Facing a global economic recession, in situations of long term stagnation or heavy decline, how could the local government influenced the effects of economic changes? One big problem in this way is, while stagnation is the result of overall economic changes (at the global and local level), their local effects are affected by local policies. Because the implementation of local policies could influence these effects, modifying, aggravating or mitigating them.

Another problem is, the biggest transformation in cities are linked to economic cycles, although these correlations are not linear, mechanical and their effects often appear contradictory. These effects do not occur immediately, but asynchronously and depend on contextual factors, often not considered by the predective models of urban planning.

One of the keys to face the current international situation, is to reflect and try to answer these questions, looking for creative and alternative ways to get out of the trap of decline. Understanding that: a) in the context of structural adjustment many cities and regions will have not a great resource availability; b) each specific situation must be addressed considering the particularities of each context.

Fotos:

1.- Berlin: Postdamer Platz. 2010. By Juan Carlos Santa Cruz G.
2.- Taranto: antigua granja productora aceite destruida para dar espacio a la siderurgica ILVA. 2010. By Juan Carlos Santa Cruz G.

27-06-2012

Alemania Oriental y Mezzogiorno Italiano: Contexto diferentes, problemas similares


por JcScG


En una extraña paradoja de la historia dos contextos territoriales muy diferentes entre sí, Alemania Oriental y el Mezzogiorno Italiano, desarrollaron cada uno a su manera un modelo de desarrollo industrial, no supieron identificar las señales de su agotamiento y entrando al port-fordismo, uno de manera abrupta el otro de modo progresivo, con evidente retardo con respecto a la mayor parte de Europa occidental. Convergiendo ambos en la categoría de zonas geográficas de la Unión Europea identificadas como áreas de desarrollo retrasado (“Objetivo 1” 2000-2006 y  “Objetivo de convergencia” 2007-2013).

Es significativo que contextos locales a tal punto diferentes, como lo pueden ser muchas ciudades en Alemania Oriental y otras tantas en el sur de Italia, presenten no solo una serie de problemas similares: alta desocupación, estancamiento economico, ausencia de perspectivas económicas y contracción demográfica; si no que arrastren también una historia de debilidad institucional del gobierno local.

Mientras en el caso italiano esta debilidad es explicada en términos culturales y sociales, como un déficit de naturaleza cívica, dada la ausencia de una sòlida burguesía urbana, lo cual habría permitido la difusión del clientelismo y el control de la mafia en el territorio; en Alemania Oriental, la razones esgrimidas son más bien históricas y políticas. La planificaciòn socialista habrìa no solo debilitado el tejido social de la burguesìa, sino que la estructura polìtico administrativa se nutrìa y promovìa la debilidad institucional a nivel local.

De acuerdo a la normativa politico administrativa de la RDA los Stadtkreise (distritos urbanos) y los Landkreise (distritos rurales) no tenían un status independiente del Estado y eran concebidos como una extensión local de este, terminando con la histórica autonomia de los municipios y las ciudades alemanas. 

Otro de los elementos comunes que es posible identificar analizando las políticas de desarrollo industrial para el sur de Italia, la economia planificada de la RDA e incluso algunas realdiades perifericas, como el “desarrollismo latinoamericano”, es la concentración de la toma de decisiones en estruturas centralizadas a nivel Estatal.

Mientras en la RDA por casi 40 años casi o existió el gobierno local autónomo y todas las decisiones estaban centralizadas en el Estado, en el Mezzogiorno italiano la mayor parte de las decisiones estratégicas fueron adoptadas directamente por el Estado y los gobiernos locales eran débiles.

No obstante haya ocurrido una completa transformación institucional luego de la reunificación, en ciertas àreas de la ex-RDA se observa una persistencia de estructuras de comportamiento, habitus y mentalidades aún ancladas al pasado socialista. En amplias zonas del Sur de Italia en cambio se mantiene una mentalidad dependiente y clientelar que da forma a una histéresis institucional, no obstante el Estado central haya abandonado su rol anterior y se haya replegado.


En resumen, ambos contextos compartes algunas condiciones similares: cierta debilidad del tejido social local, una condiciòn de retraso econòmico respecto de las zonas màs vigorosas de los respectivos paìses y el haber experimentado en el pasado grandes decisiones estratègicas "caidas" desde arriba, desarrollando polos de desarrollo industrial 

Imàgenes:

Foto n° 1: Borgo Vecchio, Taranto.
Foto n° 2: Leipzig, 1986.

25-04-2012

Moderns ports but cities in decline? A contemporary paradox

by JcScG

Ports are key spaces for globalization, zones of interaction and exchange. Have been technified and modernized to respond to demands of global commerce, generating economic growth and increasing the GDP of some regions all over the world. Those cities are scenarios of the struggle between processes of global and local level. Analyzing the main ports in different regions a paradox is observed. Some ports are competitive world cities, node of the international economy, such as: New York, Hamburg or Singapore. Others instead, are located in backward zones of their own countries, for instance: Gioa Tauro (Calabria), Algeciras (Andalusia) or San Antonio (Chile).

In several cases the richness produced by ports hardly expands to other sectors of local society. Nowadays many competitive ports don’t generate urban development and don’t offer many jobs to the local society. In fact main ports (by containers traffic) in Italy and Chile, have unemployment rates twice the national average. It’s not coincidence that some competitive and technologically advanced ports, are surrounded by cities with large inequality, decline or serious social and economic problems.

Among many reasons, because the technologization of ports don’t need large volume of workforce  and often play their role behind the city. Usually, main ports are more important for the region related thereto, and not for the cities on their backs. That because, the aim of ports in a globalized economy is not developing the territory and the society that surrounds them, but landing, embarking and shipping products in the shortest possible time.