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08-10-2012

Santiago olvidado: barrios

Amenazados por las inmobiliarias, una legislaciòn permisiva, en algunos casos procesos de gentrification y la ausencia de una planificaciòn estratègica a nivel metropolitano, que defienda, conserve, restaure y promueva el patrimonio urbano de la ciudad de Santiago, subsisten aùn varios barrios tradicionales intentando asegurar su sobrevivencia. 

a) Barrio Matta Sur

Vasta zona popular comprendida al Oriente por la Av. Vicuna Mackenna, al Norte por la Av. 10 de Julio, al Sur por el Zanjòn de la Aguada y al Poniente por la Ruta n°5 (Panamericana)

* Sitio Web: http://www.mattasur.cl/historia_mattasur.htm

b) Barrio Dieciocho

Antigua residencia de la elite santiaguina durante la segunda mitad del siglo XIX hasta la dècada de 1920, sus lìmites son la Av. Alameda Bernardo O'Higgins por el Norte, Av. Blanco Encalada por el Sur, la calle San Ignacio por el Oriente y la Av. Espana.

* Sitio Web: http://www.memoriachilena.cl/temas/index.asp?id_ut=elbarriodieciocho(1860-2008)

c) Barrio Viel

Tradicional barrio popular que encierra diversas tipologìas de vivienda obrera impulsada por el Estado de 1930 a 1960. Comprende la zona ubicada entre Av. Matta por el Norte, Av. Nuble por el Sur, la calle San Diego por el Oriente y la calle Viel por el Sur.

* http://www.barrioviel.cl/

d) Barrio Huemul

http://santiagoteconozco.wordpress.com/2011/06/28/barrio-huemul/

e) Barrio Yungay

http://www.elsitiodeyungay.cl/


04-10-2012

Santiago olvidado

por JcScG

Si bien he pasado largo tiempo utilizando el término "ciudades en las sombras" para referirme a aquellas entidades urbanas de menor tamaño que cumplen roles secundarios en los diferentes sistemas territoriales. Y que en funciòn de dicha posiciòn suelen ser pasadas por alto en los anàlisis académicos, especialmente en Amèrica Latina, donde se centran en los acelerados procesos de metropolizaciòn y de globalizaciòn de sus principales megalopolis.

... si bien, sigo creyendo en la necesidad de realizar investigaciòn urbana que ayude a desinvisibilizar este tipo de ciudades, y las problematicas que la pluralidad de territorios en las que se insertan implican. Reconozco la existencia de otros àmbitos donde la metàfora de las "ciudades en las sombras" pueden resultar de utilidad.

Caminando por Santiago de Chile, en estos ùltimo meses, he notado entre las fisuras de una ciudad que crece, muta, construye y se moderniza de modo casi obsesivo y escasamente planificado; otra que se resiste a morir. Una ciudad hecha de fragmentos, restos a medio derruir, residuos de otras èpocas, del olvido o de proyectos inacabados. Resabios que permanecen en silencio, esperando con resignaciòn que aparezca la luz transformadora del mercado inmobiliario a hacerlos desaparecer definitiviamente.


Calle Santo Domingo

Calle Padre Alonso de Ovalle


Calle Campo de Deportes

20-09-2012

Alcune riflessioni sul centro storico in America Latina

JcScG

In lingua spagnola la letteratura che tenta di riflettere sui centri storici è caratterizzata da una sorte di ambivalenza. 

Da un lato, c'è tutta una corrente che si occupa della conservazione, il recupero, la valorizzazione e il “managenment” dei centri storici, che si inquadra nelle problematiche e principi della programmazione europea, e che paradossalmente appare strana alla maggioranza della letteratura disponibile sul tema in castigliano.
Barcellona, cattedrale

Spesso nella bibliografia spagnola, il centro storico è visto come un oggetto fisico ben definito, che di solito fa riferimento alla parte antica delle città storiche, che esistevano già dai tempi dei romani (Barcellona, Tarragona o Toledo), dall'occupazione araba (Madrid, Granada o Avila), così come altre   di origine medievale (Santiago de Compostela, Oviedo o Bilbao).

Il "problema" di cosa fare con il centro storico sorge per la prima volta con i diversi progetti di modernizzazione che, ispirati (bene o male) alla "haussmanizzazione" di Parigi, si sono avviati, prima a Barcellona e poi nelle altre città spagnole (Madrid, Bilbao, Valencia o San Sebastian) attraverso la Ley de Ensanche de Poblaciones dal 1876. In questo momento, però, il centro storico non è visto solo come la zona della città dove si trovano i grandi monumenti e pezzi patrimoniali (la Alhambra o la Moschea di Còrdoba, le grandi catedrales, le torri e mura medievali e dei regi palazzi), ma soprattutto come un ostacolo alla modernizzazione della società, e pure come un luogo di mali sociali, malattie, vizi, criminalità e pericoli.

Dall'altro lato, invece, anche se l'interesse per il patrimonio edificato nelle città latinoamericane sia databile agli anni venti e trenta del Novecento, lo studio dei centri storici come "oggetto" d'interesse particolare emerge in America Latina soltanto verso gli ultimi anni Settanta, sotto l'ombrello dell'UNESCO. In certa misura, in risposta alla crisi e degradazione delle grandi città latinoamericane provocata dal fallimento e la decadenza dei modelli di sviluppo avviati dallo Stato dal secondo dopo guerra in poi.
Santiago del Cile, calle Lastarria
1875 ca.

Nel tardo Ottocento e il primo Novecento, in America Latina, le trasformazioni avviate in diverse città (Buenos Aires, Santiago o Caracas), non si misero né lontanamente il problema del patrimonio, abbattendo, man mano, quasi tutta la città storica costruendone una tutto nuova, più moderna. Negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo, questa tendenza modernizzatrice, pur consolidandosi, inizia a convivere con l'intere per la conservazione dei monumenti di valore storico.

Negli anni '70, là dove l'incuria del passo del tempo, gli interventi urbani e le politiche edilizie avevano messo a rischio il patrimonio storico di molte antiche città spagnole, nacque l'interesse per il recupero e tutela del centro. Questo interesse, presto si diffonde in altre città, arrivando persino in América Latina, dove prende una strada piuttosto particolare. Poiché il centro storico non fa più riferimento a città romane, arabi né medievali, ma a città le più vecchie di fondazione coloniali, risalendo dal Cinquecento fino all'Ottocento. Con l'eccezione di pochi esempi di città incas, aztecas o mayas che esistevano prima dall'arrivo degli europei: tra le quali Cusco, l´unico centro storico dove si evidenziano in modo chiaro le trace urbane della città inca. 
Concepciòn, Cile,
campanile dell'Università 1940 ca.

Questa perenne mancanza di chiarezza su cosa è storico o originale, fa si che di solito le riflessioni sul centro storico vanno affiancate dalla necessità di delimitare l'oggetto, ogni volta. Questa situazione diventa più complessa nella misura che alcune città offrono ogni volta meno traccie del loro passato coloniale, e il senso "storico" va attribuito ogni volta di più alle trace Ottocentesche e del primo Novecento. 

Il primo criterio comune per definire la nozione di cento storico in America Latina data dal 1977, durante il “Coloquio de Quito”, dove vanno definiti come "tutti quegli insediamenti umani vivi, fortemente condizionati da una struttura fisica rappresentativa dell'evoluzione di un popolo" (UNESCO 1977). Nel 1992, la “Carta de Veracruz”(*) definiva il centro storico come “un congiunto urbano di carattere irripetibili nel quale segnano le tracce i diversi momenti della vita di un popolo, formando la base sulla quale si consolidano i loro segni d'identità e la loro memoria sociale”. 
Valparaìso, patrimonio dell'umanità UNESCO

Negli anni Ottanta e i primi Novanta il tema del centro storico raggiunge una forte spinta in America Latina, mantenendosi, però, sussidiario dal pensiero europeo. Senza riuscire ad articolare un punto di vista originale, collegato alle loro proprie realtà, si limita alla definizione, categorizzazione e salvataggio del patrimonio costruito a rischio nelle parti più antiche delle città. Negli ultimi vent'anni il dibattito sul centro storico, continua fortemente legato alla dimensione fisica e di tutela patrimoniale. 

Nonostante ciò, nell'ultimo decennio emergono punti di vista che provano a chiedersi fino a che punto i centri storici, così come sono stati concepiti fino ad oggi, corrispondono a una semplice eredità materiale del passato, e fino a che punto, non siano pure una costruzione simbolica del presente.


 


Note:


* Chiamata formalmente: “Criterios para una política de actuación en los centros históricos de Iberoamérica”.  

09-08-2010

Concepción: una ciudad provisional

Por JcScG

Analizando la evolución histórica de Concepción, atravezando sus calles y conversando con su gente, rápidamente da la sensación que constituye una ciudad, en cierta medida, provisional. Es decir, que aún no termina de ser construida definitivamente. Dicho rasgo, aun siendo compartido con el grueso de las ciudades chilenas, es particularmente evidente en la capital de la Región del Bío-Bío, donde a pesar de sus 460 años de vida, su patrimonio construido es pobrísimo. Se reduce a un muro derruido del siglo XVIII, un puñado de edificios sobrevivientes del terremoto de 1939 y a las construcciones modernistas hechas en los 40's por la comisión de reconstrucción y auxilio. Todo lo demás nos habla de un presente permanente, de escaso valor histórico o arquitectónico, que bien podría ser reemplazado por cualquier otra construcción.

La principal razón de la falta de edificios patrimoniales son los terremotos, los cuales periódicamente han destruido la ciudad (en 1751, 1835, 1939, 1960 y 2010). Sin embargo, la explicación "natural" esconde una serie de decisiones y responsabilidades humanas que derivan del menosprecio y desconocimiento de la propia historia (1), las cuales han resultado tan dañinas como los propios desastres. Por ejemplo, la imposibilidad de encontrar trazos de la ciudades anteriores al siglo XVIII, se explica por la decisión de trasladar la ciudad, desde su antiguo emplazamiento(2) al actual, luego del terremoto de 1751. Del mismo modo, la decisión de demoler en lugar de restaurar los edificios dañados, explica la desaparición de las construcciones de valor histórico levantadas durante el auge económico de la segunda mitad del siglo XIX y las primeras décadas del XX, en el centro de la ciudad.

Estos factores, entemezclados con edificaciones inadecuadas para enfrentar estos fenómenos, más en un terreno arenoso y blando, fue configurando una forma especial en su gente, y sobre todo, en sus autoridades de relacionarse con el espacio urbano. Expresada en una permanente insatisfacción con un entorno nunca terminado de reconstruir. Como resultado de esto, la ciudad evidencia una virtual inexistencia de rastros que la vinculen con su pasado, haciendo de Concepción, en términos constructivos una ciudad nueva, que nunca ha alcanzado a completar un siglo en pie.

El correlato físico de tal inestabilidad simbólica, lo conforman construcciones que nos son capaces de resistir en pie el paso tiempo y materiales constructivos que requieren ser reemplazados por otros más sólidos y definitivos. Así, la respuesta encontrada para enfrentar la incertidumbre intrínseca a esta situación, fue en un comienzo derribar las constriucciones en adobe y madera, reemplazandolas por edificios en piedra o concreto; y luego, demoler las construcciones antiguas para dar espacio a edificios modernos, lo cuales una vez pasados de moda, pasan a ser ellos mismo objeto de una posible "reestructuración" o demolición (3). Creando involuntariamente un presente permanente, altamente híbrido.


Por ello, no resulta sorprendente que existan apenas tres Monumentos Nacionales, protegidos por Ley, dentro de la ciudad: a) el Palacio Castellón (1915 -1917), considerado como el edificio más antiguo en pie después del terremoto de 1939 y fue declarado Monumento Nacional recién en 1995, el cual es un fiel representante del neoclásico francés, con influencias de Art-Nouveau, fue destruido por la intervención de una tienda comercial; b) las ruinas del Muro perimetral del Convento de la Merced (es apenas un pequeño tramo que pasa casi inadvertido, ubicado en la calle Castellón, entre Maipú y Freire), construido entre los años 1770 y 1772, siendo el último vestigio aún en pie (pese a su paupérrimo estado de conservación) del primer diseño urbano en el nuevo emplazamiento; fue "marcado" para su demolición por la Municipalidad en 2010; y c) el Monumento del mausoleo de don José María de la Cruz, ubicado en el Cementerio General de Concepción y construido en 1879.


Notas:
1.- Durante los primeros años de la colonización española, Concepción llegó a disputarle a Santiago el rol de principal centro urbano, concentrando entidades, tales como: a) la Real Audiencia, instalada en 1565, suprimida en 1575 a causa de la Guerra de Arauco; b) El Ejército del Reino de Chile creado en 1603 para proteger la “frontera”, durante el reinado de Felipe III; c) el Obispado de La Imperial, instalado en Concepción luego de la destrucción de la ciudad; y d) la Pontificia Universidad Pencopolitana de La Concepción, creada por la Compañía de Jesús en 1724, funcionó hasta 1767, cuando los jesuitas fueron expulsados del país.

2.- Concepción fue fundada en 1550 en la bahía de Penco, a unos 12 kilómetros del actual Concepción hacia la costa, lugar en el cual hoy se levanta la pequeña ciudad de Penco, sin que existan casi ninguna seña de la ciudad original. Salvo unos restos de un muro del fuerte La Planchada, construido en 1667.

3.- Tal como ocurrió con a Estación de Ferrocarriles, construida en 1941. O bien, con el Mercado (1940), cuyo estado de deterioro despierta muchos intereses por demolerlo (para hacer edificios en altura), en vez de remodelarlo. Del mismo modo, innumerables inmuebles de los años 40's, 50's y 60's sido demolidos en el centro y sus inmediaciones, para dar lugar a edificios de departamentos en altura, mofidicando radicalmente la imagen urbana y el skyline de la ciudad. Antes ya había ocurrido lo mismo con la Municipalidad (construida en 1920 y demolida en 1963) o con el Teatro Municipal (afectado por el terremoto de 1960 fue incendiado en 1973 y luego demolido) y la antigua Biblioteca de la Universidad de Concepción, terminada de destruir a partir de 1997.


Imágenes:
1.- Ruinas de la Iglesia Santo Domingo , construida en 1760 y destruida por el terremoto de 1835. En dicho lugar, en la actualidad se alza una iglesia construida en 1960.
2.- Antigua Catedral de Concepción, construida luego del terremoto de 1835, fue parcialmente dañada por el terremoto de 1939, siendo demolida.
3.-. Actual Catedral de Concepción, empezada a construir en 1940 fue terminada en 1964, resistiendo los terremotos de 1960 y 2010. Fuente: Foto, JcScG, 2001.

Véase:

* Palacio Castellón: actualmente en desmantelación. http://www.arqchile.cl/palacio_castellon.htm

*Mercado Central: el Gigante Olvidado. http://www.arqchile.cl/gigante_olvidado.htm
* Antigua Municipalidad. http://concehistorico.blogspot.com/2007/11/antigua-municipalidad-de-concepcion.html

Santa Cruz G., Juan Carlos, (2010) "Los proyectos urbanos en la construcción simbólica de la modernidad en Chile. Una relación entre modelo de desarrollo y proyectos urbanos", inédito, en estudio.

Santa Cruz G., Juan Carlos, (2005), “El espacio urbano como medio de comunicación. Mirada al Proyecto Bicenteario en Concepción”, en Urbano, año 8, vol 12, Universidad del Bío-Bío, Concepción - Chile.

03-08-2010

Táranto: ciudad a la espera (primera parte)

Provoca un extraño efecto llegar a Táranto por primera vez. No se comprende bien si se está yendo hacia los márgenes olvidados del "mundo desarrollado", o se está retrocediendo a los años '80. Como sea, los signos de recesión económica, pobreza, conflictos sociales y degradación urbana, son a estas alturas, evidentes; tal como es evidente la contaminación, su efecto más conocido. Al punto, que llama la atención la semejanza, en ciertos aspectos, con algunas realidades de "desarrollismo" fallido en el Cono Sur o de abandono industrial en Europa del Este.

La ciudad, ubicada en el Mar Jónico, parece más lejana de lo que verdaderamente está. Hacen falta unas 7 u 8 horas para recorrer los 515 km que la separan de Roma. Ya desde el arribo a la ciudad se siente una sensación particular de aislamiento, no sólo geografico, con las regiones del centro-norte de Italia y del eje "adriatico-pugliese" (la Autopista finaliza 20 km antes de llegar a la ciudad); sino también, en sentido temporal, como si este lugar viviese suspendido en una espera permanente. En espera que ocurra alguna cosa que cambie el sentido de las cosas, pero que no sucede nunca.

La primera imagen que deja Taranto, es la de una ciudad atrapada, cercada ente los "mares"(1) y los establecimientos industriales. Justo antes de llegar a la ciudad se pasa bajo las cintas transportadoras de "material" de la siderúrgica(2), con el puerto industrial a un lado y la refinería de petróleo y la planta siderúrgica al otro. Luego aparecen las primeras casas y los primeros signos de vida urbana, hasta llegar a la Estación de Trenes en la zona de Porta di Napoli, a pocos pasos del barrio Tamburi y la isla de la Ciudad Vieja.

El centro histórico, construido en la isla que separa el mar piccolo del mar jónico, es un "diamante en bruto", sometido a un fuerte deterioro tras décadas de abandono. Esta área, muestra una gran riqueza arquitectónica que remonta a diversas épocas, relatando historias del paso diferentes pueblos(3), siendo toda la ciudad hasta las últimas décadas del siglo XIX, cuando fue instalado el Arsenal Militar y se construyó la zona de Borgo Nuovo (en tierra firme al sur de la isla) dada la sobrepoblación de la ciudad; y al mismo tiempo, evidencia los efectos del despoblamiento de los años 60 en adelante. Es decir, la disminución del número de residentes y de actividades productivas . Si hacia fines del siglo XIX habitaban en el centro histórico 30.000 personas, hoy en día no lo hacen más de 4.000.

... continuará

Notas:

1.- La ciudad de Táranto se caracteriza por la presencia de dos estrechas entradas de mar (canales), con una isla al medio (donde está el centro histórico) que forma un pequeño mar interior, denominado mar piccolo, en contra posición del mar grande, que es el golfo de Táranto.

2.- Construida por el estado italiano entre los años 1958 y 1964, como parte de la política de polos de desarrollo que debía industrializar el sur del país, su tamaño fue duplicado en 1971 llegando a tener más de 20 mil trabajadores. En la actualidad ocupa a poco más de 12 mil personas, y es la mayor fuente de contaminación de la ciudad, siendo responsable del 98% de las dioxinas, el 85% del plomo y el 63% del mercurio, producidas en Italia, entre muchos otros contaminantes. Transformandoa Táranto la ciudad en la que presenta las mayores tasas de cáncer del país.

3.- Fundada en el siglo VIII a.c. por los griegos, fue conquistada por romanos, lombardos, bizantinos, normandos, sarracenos, suevos, franceses, aragoneses, bajo la permanente amenazas de turcos y venecianos, pasando luego a formar parte del Reino de Nápoles y después del Reino de las Dos Sicilias, hasta la unificación italiana en 1861.


Foto: JcScG, marzo 2010.
Plano: Presidenza della Regione Puglia

* Original en italiano, en "
Urbanística Tre", sección Opiniones, mayo 2010, revista on-line del Departamento de Estudios Urbano (DipSU), de la Università Roma Tre, Italia.